Venezia (per Nicolo’)

D’amore immenso muoio e d’immenso amore vivo.

Mi nutro dell’essenza segreta delle foglie sottili, negli arbusti divini che crescono al riparo da sguardi indiscreti. Nei terreni screziati di marmi sepolti dal tempo, nei solchi infiniti delle lave celestiali che rimandano echi di ere trascorse. Io vivo.

Nelle intemperie dei monti cerebrali che si incastrano appena alle scogliere dell’anima. I paradisi del mio essere non troveranno mai riscontro di forma o parola. Le poesie di tutti i poeti non basteranno mai a coprire l’estendersi sterminato del muschio vellutato delle mie valli votive. Nella vocazione, Io vivo.

Cercando quegli incastri effimeri, fugaci e liberi dei viaggiatori del cielo. Che con me condividono la sete di Luce e Bellezza d’inquietudine estetica che attanaglia le frasi del cuore e porta con se filari di chimere e intarsi magnetici. Il mio etere elettrico ammalia e affligge, come un turbine inedito, in allerta. Vegliate, anime vigili. Io vivo. Nelle altitudini di Icaro, ai confini tra incendi di cielo e tessuti non scritti. Le equazioni del mio mondo si dispiegano nelle proporzioni auree dei miei tracciati interiori. Semino fiori e raccolgo imperi. Se ti accosti ai navigli sii pronto a solcare. Dio e’ mio vertice e mio fondo. Al centro, io. Che d’amore immenso muoio, d’immenso amore vivo.

E le soffitte dei miei simulacri prendono piede nelle forme più astratte. Il melograno ritaglia le sagome di ponti soffusi, sospesi, a malapena stagliati nelle nebbie d’autunno. I rossi invernali, gli aranci cremosi delle vertigini verticali si dipingono su tutte le mie pareti. Nei miei corridoi, quadri. Di uomini che fui – che furono e non saro’ più. Conquistatori di mete irraggiungibili, sognatori latenti. Io sono negli specchi di carta fabbricati da ritagli del vero. Come una premonizione pensata, mi fermo, rapita dagli intarsi del vostro legno. Sulle scale dei mondi altrui, inesplorati. Io vivo.

E respiro l’incanto passivo del riflesso dell’uomo nel cielo, proboscide di elefanti cangianti che travolge spirali vergini dell’ Eva che in ogni donna risiede. Ampolle e scacchiere di vasi sacri. Mi accosto e non tocco, semplicemente ascolto. Le meraviglie dei vostri mondi, ancora inesplorati. Io vivo.

Cosi vivo.

E nell’anima prego.

Che venga l’Amore. E Sia.

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